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Memoria storica e falsificazioni nel centro storico di Barcellona

29/12/2010 admin 0
Per capire la profonda trasformazione urbanistica e sociale che ha investito il Barrio Chino di Barcelona, centro storico della città (che ora, dopo la gentrification e gli sventramenti, va chiamato "Raval"), si porta sempre l'attenzione sul sottoproletariato che vive e traffica nel quartiere: "gente della malavita e del malcostume" (1943). Sarebbe invece molto più propizio rivolgere lo sguardo ad altri traffici, di ben altra portata e ben più occulti di quelli della malavita del Barrio Chino. La borghesia catalana ha cercato di trasformare e demolire il centro di Barcellona da oltre un secolo: il progetto dovette attendere durante la guerra e la dittatura, ma con gli anni '80 si recuperò il vecchio sogno di dominio. "Queste 200 famiglie che erano al potere da 150 anni, avevano comprato i palazzi del centro, per far soldi a palate con la demolizione e ricostruzione di questi quartieri". Leggere l'articolo inedito di Adolf Castaños, La memoria e la sua falsificazione (2010) in PDF(Italiano) (originale Spagnolo).
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Dicembre 2010: bruciare le macchine

22/12/2010 admin 0
17/12/2010: resti di una macchina in periferia di Santa Coloma de Gramanet (Bcn), zona in piena trasformazione urbanistica

Gentrification: bruciare le macchine (2010). “Il sito BRENNENDE-AUTOS.DE raccoglie epitaffi in memoria delle auto andate a fuoco in giro per Berlino dal 2007 a oggi.[…] Negli ultimi tre anni a Berlino sono state date alle fiamme nottetempo più di cinquecento auto, per lo più di grossa cilindrata.

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Ricette per combattere la povertà a Buenos Aires

14/12/2010 admin 0
Il 8/12/2010 la Polizia Federale e la Polizia Metropolitana di Buenos Aires hanno attaccato insieme le 200 famiglie stanziate nel Parque Iberoamericano come se fossero un esercito nemico, causando due morti e vari feriti. Durante i giorni successivi il governo locale e i mass media hanno istigato la xenofobia, descrivendo il parco abbandonato come se fosse stato "occupato" da boliviani e paraguaiani legati al narcotraffico: alcuni gruppi razzisti dei quartieri vicini, insieme ad ultras violenti - patotas de barrabravas, al soldo del governo municipale - hanno continuato il lavoro, uccidendo altri due abitanti.
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Barcellona: La Perona (1985-1989)

07/12/2010 admin 0

Esteve Lucerón (Pobla de Segur, 1950) realizzò un lavoro fotografico di dieci anni nel nucleo di baracche La Perona, dal 1980 fino alla demolizione del quartiere. Dalle immagini di Lucerón è evidente, nell’attitudine verso le persone fotografate, la sua confessata ispirazione ai grandi fotografi nordamericani dell’epoca della Grande Depressione: Walker Evans, Dorothea Lange e Lewis Hine: l’empatia, il controllo, non manipola ai soggetti per accentuare la drammaticità, non viola l’intimità, non saccheggia la miseria. Non c’è neanche un’atteggiamento compassivo edulcorato: c’è la critica sociale, è un documento antropologico, visto che questi nuclei coincidono con un periodo di prosperità economica, di speculazione sui terreni, di conflitti tra i “lignaggi” o sottogruppi gitani, quando il Comune decide di riubicare – rimuovere / deportare – alcuni gruppi da una zona all’altra, senza nessuna considerazione tranne il numero di persone. Lucerón offre uno sguardo personale, dedicando un’attenzione speciale ai bambini ed al senso dell’umorismo pungente tipico dei gitani“. Dalla recensione di María José Furio, sul suo blog. Alcune foto: [1][2]

  • Esteve Lucerón. La Perona (1985-1989). Agenda de la Imatge n. 56 (2010). I testi sono di Xavier Camino e Pili Díaz Giner; e Jordi Gratacós, segretario della UPIFC, ha realizzato il lavoro di laboratorio sui negativi [Notizia dell’esposizione sulla pagina web della UPIFC]
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Il sogno degli architetti

03/12/2010 admin 0
"Secondigliano, Miano, Piscinola, tutti i quartieri della periferia settentrionale, ma soprattutto Scampìa, il più giovane e il più maledetto quartiere di Napoli, sono ormai disseminati di simboli negativi, emblema di qualcosa di oscuro e inestirpabile, che per estensione si applica alle decine di migliaia di persone che in periferia continuano a condurre una vita normale". (Rossomando, 2007). Per "Le Vele" di Scampìa, enormi edifici nati come progetto architettonico innovativo negli anni '70, e ora diventati zona "off-limits" per eccellenza, si cerca di nuovo una soluzione architettonica: demolire o preservare? L'utopia è quella della "tabula rasa", cioè di risolvere i problemi sociali demolendo e ricominciando da capo, o svuotando e trasformando in monumento. "La complessità della realtà dei luoghi si riduce miserevolmente al dibattito pubblico tra demolizione e patrimonializzazione, a due facili e spettacolari soluzioni, che in entrambi casi prevedono sempre un attacco alla storia delle comunità che ci abitano" (Nocera 2010). Di ben altre utopie si nutre la moltitudine di persone che, quotidianamente e da decenni, lottano a fianco dei gitani del campo nomadi, degli abitanti delle Vele, delle famiglie distrutte dalle tragedie del "malcomune". Anche di loro si farà "tabula rasa"?