Cosa fare con il patrimonio industriale? azione e riflessione da Can Batlló (Barcellona)

La parata guidata da un pugno gigante entra a Can Batlló

Nonostante tutta la bibliografia sull’importanza della riconversione delle fabbriche abbandonate (Tatjer 2008), la pratica abituale nella Barcellona postindustriale è stata la demolizione sistematica, spesso accompagnata dalla conservazione di ciminiere isolate: che, più che il valore della memoria, paiono celebrare l’annientamento della città operaia. Il conflitto sul grande complesso industriale di fine ottocento Can Batlló, 13 ettari semiabbandonati nel quartiere La Bordeta (Sants, Barcelona) vedeva contrapposte, come sempre, da un lato l’avidità dei proprietari, con la complicità del Comune, e dall’altro le richieste e i bisogni degli abitanti del quartiere.

Una giornata di riflessione sul futuro della fabbrica

Ma questa volta – a differenza di quanto accaduto a Can Ricart (Poblenou) o a Can Fabra (Sant Andreu) – le associazioni del quartiere hanno ottenuto una vittoria: l’11 giugno 2011 una grande occupazione festiva di Can Batlló [video1video2video3] ha fatto aumentare la pressione sulle amministrazioni e sull’impresa Gaudir, fino a sbloccare la situazione. L’azione ha ottenuto un risultato inaspettato: la cessione di un padiglione della fabbrica per le associazioni del quartiere. Per gli abitanti questo rappresenta la possibilità di autogestire un nuovo spazio, e di entrare – attraverso l’azione – nel dibattito sul futuro del patrimonio industriale della città.

  • Marc DALMAU (2014) “Can Batlló, de la degradación planificada a la construcción comunitaria“, en Quaderns-e de l’ICA n. 19 (1), 143-159. “Sarebbe così difficile immaginare dei gruppi di lavoro composti da tecnici e utenti che progettino, pianifichino e realizzino insieme i piani di sviluppo urbani? […] Chi meglio degli abitanti di una zona possono progettare e anche costruire un ambiente in accordo con i propri bisogni?
  • Vídeo Can Batlló, una realitat, di Natxo MEDINA (Assemblea del barri de Sants, 2011) [ver en Vimeo]. “È un’occasione per dimostrare che le cose cambiano davvero quando interviene la gente che ne ha bisogno. Se continuiamo ad aspettare che i nostri bisogni siano registrati in inchieste, riflessi nei programmi elettorali, portati al Comune e risolti da lì dentro quando arrivano i soldi e i progetti, non otterremo mai quello che ci serve” (F. Aguiló).
  • La fabbrica Can Batlló, nel quartiere di Sants (Barcelona)
  • Pensiamo un altra Can Batlló (PDF): prospettive per la riflessione sul futuro del complesso (riassunto della riunione del 13/6/2011).
  • Pagina della Plataforma Vecinal Can Batlló és pel barri: la vittoria dell’11 giugno è il risultato di 35 anni di rivendicazioni, di iniziative di riflessione collettiva e di un anno di campagna intensiva “Can Batlló è del quartiere“.
  • Sants ha una lunga storia di piattaforme e spazi d’incontro trasversali alle differenze politiche: v. La Hamsa, Can Vies, Centre Social de Sants, Assemblea del Barri, Plataforma Soterrem les Vies, La ciutat invisible
  • Horacio CAPEL (1996) La rehabilitación y el uso del patrimonio histórico industrial, en Documents d’Anàlisi Geogràfica n.29, pp.19-50. [ENLACE]. “È strana la fissazione con le ciminiere: sono gli elementi che si conservano di più, non sappiamo se per il poco spazio che occupano, per la loro associazione con l’attività industriale, o per il loro carattere fallico”.
  • Arnau GONZÁLEZ I VILALTA, “L’Ateneu Llibertari de Sants (Barcelona), 1976-1982”. Actes del Congrès La transició de la dictadura franquista a la democràcia, Barcelona 20-21-22 d’octubre de 2005. Pp. 330-339 [LINK]
  • Altri link sul patrimonio industriale a Barcellona e in Spagna: Web patrimonio industrial Barcelona; Sudor, vapor y lágrimas; Patrimonio industrial arquitectónico;

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