“Las Flores del Rancho” di Tijuana

Foto de Gema, una de las "Flores del Rancho", Tijuana, 2010.

“Don’t be fooled por el mito y la leyenda: né Sin City, né il posto più felice del mondo […] Tijuana non sta mai ferma, […] per questo è così difficile catturarla, e per questo è così facile mettere etichette”. Rafa Saavedra, Tijuana makes me happy, 2002.

Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

La nostra amica fotografa Anna BOSCH ha fatto un lavoro di fotografia partecipativa in un quartiere della periferia di Tijuana, il “Rancho Las Flores”: baracche e case autocostruite a meno di 1km dalla frontiera più transitata del mondo. Nei laboratori di fotografia partecipativa (con cui a Barcellona stanno sperimentando da anni sia Ruidophoto che il CFD) si offrono macchine fotografiche e lezioni di tecnica a persone che non hanno familiarità con questo mezzo. La fotografia diventa uno specchio e una finestra: le donne (“las Flores”) del Rancho di Tijuana producono immagini che sono allo stesso tempo oggetti per la loro riflessione collettiva, e strumenti di comunicazione verso l’esterno delle loro esperienze e punti di vista. In pochi luoghi gli abitanti sono condizionati così profondamente dalle immagini della città costruite all’esterno di essa: Tijuana è rappresentata a volte come borderland, a volte come “centro dell’universo”; a volte come città senza legge, altre come “luogo perfetto” per i turisti statunitensi. Produrre in questo contesto immagini nuove, provenienti dagli strati di popolazione più lontani dai centri di produzione delle narrative dominanti, permette di esplorare le resistenze, di evidenziare altre interpretazioni degli stereotipi, di criticare le immagini mainstream.

Questo post è disponibile anche in: Inglese, Spagnolo, Catalano