Hic sunt dracones: modernità multiple a Kathmandu

Mickey Mouse delante de una "stupa" en Kathmandu. Foto: Stefano Portelli, 2013.

In contrasto con gli stereotipi orientalisti che descrivono Kathmandu come un luogo ai margini del mondo, “sospesa nel tempo” (in questo esempio è chiamata “Eden” e “Shangri-La”… hic sunt dracones!), la realtà sociale del Nepal dimostra una vivacità invidiabile. Dopo 10 anni di guerriglia maoista, la monarchia è stata rovesciata e gran parte degli equilibri sociali del paese sono stati messi in questione. In questa fase si sta tentando di redigere una nuova costituzione, e tutta la società è impegnata in dibattiti altamente significativi anche al di fuori del paese.

Com’è possibile creare una modernità “nuova”, compatibile con le culture e storie presenti nel paese? Quindi: qual è il posto dei “gruppi etnici”, qual è il ruolo della religione nella vita pubblica, come dovranno cambiare i rapporti di genere? Artisti ed intellettuali (antropologi e sociologi inclusi) intervengono in varie forme nei dibattiti, contribuendo a fare di Kathmandu, più che un luogo “fuori dal tempo”, un laboratorio di postsecolarismo e “modernità multiple”.

  • “Different faces and different voices in Nepal”, PPT sulla storia e composizione sociale del Nepal, di Neeti ARYAL KHANAL (sociologa, Tribhuvan University Kathmandu) per il progetto Where there be dragons.  [prossimamente]
  • Due interpretazioni di genere di una festività induista: celebrazione del patriarcato, o occasione per l’incontro tra donne? L’8 settembre 2013 sono usciti sui giornali nepalesi due articoli sul Teej, la festività in cui le donne digiunano insieme ricordando il digiuno di Parvati per Siva: i due articoli esemplificano due diverse posizioni sulla religione, il femminismo, la modernità PDF in spagnoloarticoli originali in inglese: “Foisted Festival” de Tanuja BASNET (República) e “Let Them Dance” de Neeti ARYAL KHANAL (Kathmandu Post).
  • Chiara LETIZIA (2012), “A State Goddess in the New Secular Nepal” [PDF]: Divinità in forma umana, o minore vittima di abuso? un’antropologa italiana commenta il caso della Kumari, bambina-dea nepalese al centro di un complesso dibattito che dimostra come la secolarizzazione possa assumere forme multiple. In: Rosati & Stoeckl, Multiple Modernities and Post-secular Societies, Ashgate. Si veda anche Chiara LETIZIA (2012), “Shaping Secularism in Nepal”, European Bulletin of Himalayan Research, 39, 66-104 [link]
  • Kanchan G. Burathoki (2012) “The rise and ‘ban’ of the collateral” [PDF in inglese, con immagini][traduzione allo spagnolo]. Nel settembre del 2012 un gruppo di estremisti minacciarono il pittore Manish Harijan per i suoi quadri che  rappresentavano dei e dee indú vestiti da supereroi nordamericani. La polizia ha chiuso la galleria d’arte, scatenando un’ondata di proteste e dibattiti sulla libertà d’espressione e il ruolo degli artisti nel nuovo Nepal.
  • Esposizione “Kalajatra” nel Kathmandu Contemporary Art Center di Patan. La festa indú del Gaijatra (il “giorno della mucca”) è diventata negli ultimi anni un’occasione per esprimere in modo artistico il dissenso verso l’ordine sociale e il governo. Queste sono alcune foto “clandestine” che abbiamo fatto nel KCAC: Album di foto Kalajatra :: Articolo “Canvases for satire“, Kathmandu Post, 21/8/2013.

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