Root shock: l’impatto della distruzione dei quartieri neri degli USA

Imágen de 1984 en Gainsboro, cuya destrucción es descrita en "Root Shock"

“Il nostro paesaggio è sparito, e nessuno racconta cosè successo. A nessuno importa, ora che hanno ottenuto quello che volevano“. Charles Meadows, deportato dopo le demolizioni di Roanoke, Virginia, intervistato da M. Fullilove (2004:107).

Mindy THOMPSON FULLILOVE, psichiatra e docente a Columbia University, chiama “root shock” il trauma sofferto dalle 1600 comunità afroamericane (secondo i suoi calcoli) rimosse dal centro delle città dalle politiche di urban renewal che il governo degli Stati Uniti ha iniziato nel 1949. Nel suo libro Root Shock: How Tearing Up City Neighborhoods Hurts America, and What We Can Do About It (2004, NY:Ballantine) usa la metafora del trapianto, un trauma che, se ripetuto, molte piante non riescono a superare, per descrivere i molteplici effetti delle demolizioni, della perdita dello spazio familiare, della deportazione, su queste comunità formate dalla migrazione di massa degli ex schiavi del Sud agli inizi del XX secolo. Fullilove vede anche il passaggio dal compiacimento del jazz, nato negli antichi ghetti, alla rabbia del rap delle nuove periferie, come un sintomo del root shock; un trauma per coloro che lo soffrono, ma anche per la società in generale, che sperimenta un aumento nella disgregazione, nella rabbia collettiva, nella segregazione etnica e di classe.

p.14: “Il root shock, a livello dell’individuo, è un profondo sconvolgimento emotivo che distrugge il modello funzionale del mondo che esisteva nella mente della persona. Il root shock mina la fiducia, fa aumentare l’ansia di perdere di vista le persone care, destabilizza le relazioni, distrugge le risorse sociali, emotive e finanziarie, e fa aumentare il rischio di ogni tipo di malattie legate allo stress, dalla depressione all’infarto. La gente diventa cronicamente irascibile, e spesso sbraita delle tipiche lamentele sul fatto che il loro mondo è stato bruscamente portato via.

A livello della comunità locale, che sia il quartiere o qualcos’altro, il root shock rompe i vincoli e disperde le persone in tutte le direzioni. Anche se riescono a riunirsi di nuovo, non sanno più cosa fare gli uni con gli altri. Le persone che erano vicine ora sono troppo lontane, e quelle che erano lontane sono troppo vicine. L’eleganza del quartiere – ogni persona nel suo spazio sociale e geografico – è distrutta, e anche se si ricostruisse il quartiere esattamente com’era, non funzionerebbe più. Restaurare la geografia non è sufficiente per riparare le molte ferite inferte al mazeway, alla trama del labirinto”.

  • Vedi anche l’articolo Mindy Fullilove (2001) “Root Shock: the consequences of African American Disposession”, Journal of Urban Health, bulletin of the New York Academy of Medicine, vol.78 n.1 [PDF][web] :: Recensione di Stefano Portelli su GeocritiQ (spagnolo) [link]
  • Rootshock.org, pagina web del Community Research Group of New York State Psychiatric Institute e Columbia University :: Review di Root Shock, di Eva-Maria Simms, Environmental & Architectural Phenomenology Newsletter.
  • Alcuni dei quartieri afroamericani in cui Fullilove ha fatto ricerca: Commonwealth, Kendall e Gainsboro a Roanoke (Virginia), Hill District a Pittsburgh e Eastwick a Philadelphia (Pennsylvania), West End a Boston (Massachusetts), e la città di Newark (New Jersey).

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