Resistere è vincere: 10 anni nel Forat

El Forat de la Vergonya en Barcelona. Foto Girard Girbes, 2005.

Sabato 5 luglio, nel Forat de la Vergonya di Barcelona: Festa dei 10 anni dalla demolizione del muro! Riproduciamo il comunicato che chiama alle celebrazioni.

Sono passati dieci anni da quella notte memorabile quando, dopo molti mesi in cui sopportavamo la sfacciataggine dei signorotti del comune, l’assedio continuo della polizia e la prepotenza degli imprenditori immobiliari, finalmente gli abbiamo restituito il colpo. Quando varie centinaia di abitanti e gente solidale sono riusciti a demolire il muro con cui il sindaco Joan Clos aveva ordinato di imprigionare il Forat de la Vergonya, abbiamo capito che la rivolta non è altro che l’ultimo atto di razionalità possibile di fronte a un ordine governativo basato sul saccheggio di quello che è comune.

Come succede ora con Can Vies, allora i salariati della calunnia si lanciarono al nostro collo. Gli stessi che avevano distolto discretamente lo sguardo quando decine di anziani senza nome venivano espulsi dalle loro case e mandati a morire in chissà che angolo di periferia, all’improvviso scoprirono il grande complotto anarco-massonico, la presenza sulfurea del Maligno, dietro la rabbia di un gruppetto di abitanti. Rifecero il muro, e noi lo buttammo di nuovo giù: per ben tre volte. Ci seguivano per strada, ci facevano minacciare dai loro scherani, ci arrestavano sulla porta di casa. Arrivarono addirittura a promuovere un oscuro simulacro di centro sociale proprio sul margine del Forat, la famigerata Anarkopenya, strumento e fonte di benefici per la mafia politico-poliziesca, che costò la vita a Patricia Heras, e la libertà a Alex, Juan e Rodrigo.

Resistere è vincere. Foto: Jordi Secall, 2004.

Ma con noi non ce l’hanno fatta. Lo diciamo senza presunzione: sono i fatti. Da allora il Forat non è mai stato uno spazio normalizzato. Ogni tanto qualche faccia strana riappare per il quartiere, stende un rapporto, fiscalizza, molesta, e poi sparisce. La guerra sorda che stanno portando avanti passa da un anno all’altro, da un consiglio municipale all’altro, da una polizia all’altra. Le campagne di diffamazione continuano, ora tocca ai migranti, domani chissà a chi toccherà. Ma nel frattempo, i bambini continuano a giocare sulla terra che hanno conquistato al cemento pianificato. Gli anziani riposano in uno degli spazi con più panchine pubbliche di Barcellona, la città delle piazze dure.  L’orto ricorda ai passanti che le verdure non crescono nei supermercati. E c’è un palco su cui chiunque vuole può salire. Cose semplici, logiche, trasparenti, che ci troviamo a dover difendere in continuazione, dalla setta di canaglie megalomani ben sistemati nelle poltrone del comune. Qui si infrange la Marca Barcellona. Lo diremo con le parole di Esther, prostituta del Barrio Chino che abbiamo incontrato da poco in una manifestazione contro la repressione: Resistere è vincere“.

Cartello per una festa del 17 ottobre 2006
  • “Sei anni senza vergogna “, numero speciale della rivista di quartiere poliglotta Masala, agosto 2006 [PDF]
  • “El Forat: speculazione e resistenza di quartiere a Barcellona”, documentario ormai mitico di Falconetti Peña (2004) [su archive o youtube]
  • Lettera di denuncia di Arquitectura y Compromiso Social (2006) sulla partecipazione reale e partecipazione falsa al Forat [PDF] :: un resoconto sul forat in italiano :: Tesi di Alessandro Scarnato sull’urbanistica di Barcellona 1979-2011 [PDF] :: Un post di Manuel Delgado sul turismo politico a Barcellona rispetto ad una tesi sul Forat [link al blog]

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