Le baracche di Poblenou

Isabella, gitana romena di Poblenou. Foto: Núria Sánchez Armengol

Sgomberato l’ultimo campo zingaro di Poblenou” hanno annunciato i giornali di Barcellona il 6 ottobre. A informarsi meglio, la notizia è che non c’è stato nessuno sgombero, nell’accampamento c’erano troppi bambini. Quando la stampa tira fuori il tema degli zingari (rumeni, portoghesi o galleghi) che vivono nei terreni in transizione del grosso quartiere industriale di Poblenou, è sempre per annunciarne l’imminente scomparsa, come se si trattasse di un folkloristico residuo del passato. Sembrava fossero “gli ultimi campi” anche quelli sgomberati in calle Agricultura nel 2004, o nella fabbrica Oliva Artés nel 2003. Per definire i campi si usa la parola “barraques”, storicamente connotata: la lotta contro il “barraquismo” è stata una delle conquiste dei comitati di quartiere di Barcellona negli anni 70 e 80. Per questo, le notizie sulle nuove baracche che sorgono accanto ai grattacieli del “distretto tecnologico 22@”, più che a un rinascimento del “barraquismo”, ci fa pensare a un rinascimento dell’uso del “barraquismo”, per giustificare la semplificazione dei conflitti e contrasti che sorgono intorno ad un processo di così largo respiro come la riqualificazione urbanistica dell’antico quartiere industriale di Poblenou. Se gli zingari e le loro “baracche” sono il passato, e i grattacieli il futuro, ogni sgombero può presentarsi come un dovere verso la storia. E le politiche sociali, un residuo del passato.

Articoli di giornale del 2003 sugli accampamenti zingari a Poblenou.

Localizzazione dei tre nuclei gitani più numerosi di Poblenou tra il 2000 e il 2003. Una delle comunità sgomberate nel 2003 si è trasferita per un anno da un campo all’altro, tra Poblenou e Sant Andreu.

Da Poblenou, avui (2006)

Immagini dell’accampamento di gitani galleghi della calle Fluvià. Foto Eduardo Soteras, 2006.

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