Il sapere sta nei quartieri

Se vogliamo creare nuovi saperi e nuove forme di generare il sapere, dobbiamo lavorare duramente sul terreno del linguaggio“, scrivono i compagni e le compagne di Carabancheleando nella presentazione del nuovo Dizionario delle periferie (Traficantes de Sueños, 2017, qui sulla loro página). Una delle parole fondamentali su cui portare l’attenzione è proprio “quartiere”.

Un quartiere è la struttura fisica e sentimentale che definisce la nostra appartenenza al mondo. È il luogo dove impariamo a vivere fuori dalla famiglia, a rapportarci con le complessità del reale, a uscire dalla comfort zone dello spazio privato e a entrare nell’incertezza radicale dello spazio pubblico, della città, dell’urbano. C’è chi lo idealizza o lo rivendica come una patria, unica unità territoriale a cui appartenere senza dubbi; e c’è chi lo considera un punto di partenza per reclamare altre affiliazioni, di livello più alto: a un paese, a un popolo, a una classe sociale, a una storia collettiva. Ma il quartiere è soprattutto il luogo in cui tutte queste diverse interpretazioni si incontrano, si scontrano, negoziano, si abbracciano, litigano – o magari si bevono una cosa insieme, anche se non capiscono nulla l’una dell’altra.

I quartieri sono la capacità popolare di riconoscere l’esistenza dell’altro. Non è un caso che siano sempre sotto attacco; e con loro, tutti i saperi che rappresentano, tutte le parole che al loro interno nascono e crescono.

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Venerdì 27 ottobre alle 18, presentazione del dizionario nella BibliotEKA dell’ESLA EKO di Carabanchel, Madrid!

 

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