Il secondo terremoto

Nel terremoto del 2009 a L’Aquila sono morte più di 300 persone. Ma la gestione istituzionale del post-sisma ha provocato un secondo terremoto, quasi più devastante di quello reale. Il governo Berlusconi ha favorito la speculazione di pochi imprenditori che hanno saputo trarre profitto dalla tragedia, costruendo urbanizzazioni d’emergenza che hanno trasformato L’Aquila in un incubo urbano: una distesa indefinita di blocchi provvisori e centri commerciali, orfana di un centro, tuttora disabitato. Gli abitanti de L’Aquila, trascinati all’improvviso nella periferia del loro spazio vitale, hanno vissuto la gestione dell’emergenza come un nuovo terremoto, questa volta sociale, che ha fratturato definitivamente il loro rapporto con la città, provocando una moltitudine di disgregazioni, individuali e collettive.

Sette anni dopo, un nuovo terremoto ha devastato l’area vicina dei Monti Sibillini, e soprattutto i paesi di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto. Di nuovo centinaia di morti, ma in comunità molto più piccole: Amatrice ha perso più del 20% della sua popolazione. Il governo che ha sostituito quello di Berlusconi, appoggiandosi all’idea di una gestione diversa da quella delle new towns, ha finito per favorire il trasferimento della popolazione prima verso gli alberghi della costa, poi verso i centri urbani vicini. Di fatto, la gestione del post-terremoto ha accelerato il processo di spopolamento che subiscono tutte le aree interne della penisola: sempre più abitanti abbandonano l’entroterra e si trasferiscono nei grandi centri.

Un campo delle ‘Brigate di Solidarietà Attiva’

Si conferma un’osservazione valida anche per altre zone: la gestione delle catastrofi, così come le ‘grandi opere’, accelera e fomenta processi territoriali di lunga durata, come la periferizzazione e lo spopolamento, aumentando ancora la vulnerabilità dei territori colpiti.

Il gruppo di ricerca Emidio di Treviri (EdT) ha portato avanti una ricerca per comprendere in profondità queste dinamiche. Il collettivo nasce da un’esigenza delle Brigate di Solidarietà Attiva, una rete di organizzazioni autogestite sorta dalla risposta popolare alle mancanze istituzionali nella gestione delle catastrofi. Negli ultimi due anni EdT ha portato avanti una ricerca militante nelle valli e nei paesi colpiti dal terremoto, analizzando sia la gestione dell’emergenza che le reazioni degli abitanti. Queste sono alcune delle sue conclusioni:

  • La gestione emergenziale dell’abitare, con soluzioni teoricamente temporanee che alla fine diventano definitive, produce una deregolamentazione urbanistica, incrementando il consumo di suolo fuori da qualunque pianificazione territoriale;
  • La riorganizzazione del consumo nelle aree colpite adotta un modello commerciale basato su grandi centri commerciali fuori dai paesi, destabilizzando le economie produttive locali e alimentando la dipendenza da settori instabili come il turismo;
  • A livello politico, la gestione apparentemente meno centralizzata rispetto al sisma de L’Aquila ha delegato alle amministrazioni locali decisioni che non erano preparate ad affrontare, inducendo arbitrarietà nell’applicazione delle norme, ma ostacolando comunque i processi di autogestione locale che si opponevano allo spopolamento;
  • A livello sociale ed economico – questa è la conclusione più importante – la gestione del post-terremoto ha ampliato le diseguaglianze preesistenti, poiché le risorse sono state distribuite senza tener conto dei contesti e delle situazioni specifiche di ognuna delle persone colpite.

E’ appena uscito “Sul fronte del sisma” pubblicato da Emidio di Treviri e sostenuto con una campagna di crowdfunding.

emidio copertina

Emidio scuolaDal 21 al 23 de settembre il gruppo Emidio di Treviri organizzerà (per la seconda volta) una scuola di formazione nelle aree colpite dal terremoto. I membri del gruppo condivideranno i risultati della ricerca, e discuteranno sulla gestione collettiva dello sviluppo locale come alternativa alla conversione turistica del territorio. Sarà anche un’occasione per orientare le prossime fasi della ricerca. Presto uscirà il programma e altre info sulla pagina web e fb di EdT.

 

TRE POST PRECEDENTI SULLA RICERCA MILITANTE, sempre su Periferiesurbanes: settembre 2010 Antropologia in azione, maggio 2011 Altri mondi esistono, giugno 2011 Il fuoco e la parola.

Sulla gestione del post-sisma in generale in Italia, non perdetevi la sezione Sismografie del blog Il lavoro culturale. E sul terremoto del 2016-2017, si veda anche:

Rispetto all’antropologia urbana e dell’abitare in Italia al tempo della crisi, si veda il nuovo numero della rivista Antropologia dedicato a “Etnografie dell’abitare contemporaneo“. E anche la nuova rivista open-source Tracce urbane.

Invece sulle aree interne in Italia: Vito TETI (2017) Quel che resta, Roma, Donzelli; Felice TIRAGALLO (1999) Restare paese, Cuec editrice; e sul ruolo della cultura, Stefano PORTELLI, 2017 Segnali di risveglio dall’osso d’Italia, Napoli Monitor, 6/9/2016.

rusell bartonE su altre situazioni post-catastrofe e istituzionalizzazione:

Per concludere, un vecchio post di Perifèries Urbanes sulle dimensioni soggettive della vulnerabilità, il cui autore è uno dei promotori del gruppo di ricerca Emidio di Treviri.

 

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