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“Gentrificatour” fotografico critico nel quartiere di Malasaña, Madrid

01/03/2013 admin 0
Foto: Victoria Herranz, 2012. Todos los derechos reservados

Il 9 febbraio scorso il collettivo di madrid Todo por la praxis (TXP) ha organizzato la prima delle sue passegiate fotografiche critiche sul processo di gentrification che si sta verificando nel centro di Madrid, e più precisamente nei quartieri emblematici di Malasaña e Chueca. Un gruppo di commercianti e agenzie immobiliarie, avidi di nuovi investimenti in un’epoca di tagli e contrazione economica, hanno messo in marcia una dinamica di “gentrification programmata” appoggiata dal Comune, che li ha portati a ribattezzare la zona “Triangolo Ballesta” (TriBall). Ne è venuta fuori una nuova marca Triball, che si ispira a zone commerciali di New Yark come Soho o Tribeca, e che tende a sostituire e sopprimere l’identità di questa zona popolare del centro. “Il Gentrificatour intende generare un archivio o un banco d’immagini dei cartelli, insegne, segnali al neon, legati alle attività commerciali ancora esistenti nel quartiere, prima della loro sostituzione”, si legge nella web di TXP. “L’idea è quella di creare una capsula del tempo che ci permetta di evaluare le trasformazioni che sta subendo il quartiere, per fare un’analisi comparata degli effetti prodotti dal processo di gentrification, e di renderli visibili”. La fotografa e antropologa di Madrid Victoria HERRANZ, attivista del collettivo TXP, segnala: Forse Malasaña non esiste più?. “Forse. O forse esiste ancora, ma in modo diverso rispetto a come la conoscevamo. […] La linea che separa il rinnovamento di un quartiere dalla sua distruzione è troppo sottile. Quando un processo di questo tipo limita le possibilità che hanno gli abitanti al punto di spingere famiglie del quartiere ad andar via, probabilmente qualcosa è andato storto”.

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“Ri-cordo” di Can Ricart: farlo passare di nuovo per il cuore

01/09/2012 admin 0
Dodici anni dopo l'approvazione del piano "22@", due notizie ci illustrano l'impatto di lunga durata della delocalizzazione delle fabbriche e della riqualificazione urbanistica del quartiere di Poblenou. La Cerería Mas di Can Ricart ha chiuso a marzo, esattamente cinque anni dopo lo sgombero del recinto e il trasloco forzato; ad aprile, quattro persone sono morte nell'incendio di una baracca adiacente al nuovo Parc Central di Jean Nouvel [vedi questo link]. Le parole di Jaume Pagès, ex direttore amministrativo della Cereria, ci riportano indietro le sensazioni di questa antica battaglia che abbiamo perso, ma che non abbiamo dimenticato. lo sfratto "insomma, in primo luogo ti senti scacciato, non voluto, violentato. si rompe all'improvviso quell'universo ripetitivo ed invariabile, e senza avvisare, tutto trema, niente sembra reale. anche i cambi nel quartiere, le demolizioni, non hanno nessuna connotazione positiva, risultano solo minacciose, tristi. spostare un'azienda è complicato. cioè, dovrebbe esserlo, perché un'impresa, prima di tutto, la formano delle persone. questo vuol dire che - di colpo - si sfalda tutta la cosmogonia di tutti i suoi membri...
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Barcellona, bordi irregolari

06/05/2012 admin 0
[caption id="attachment_3499" align="alignleft" width="670" caption="Dal portfolio "Barcelona bordes irregulares" di Rosario Kuri (2012)."][/caption] Una serie disordenata di testi, immagini, pagine web, libri, reportage, sulle diverse barcellone che ci sono tra il mare e la montagna, tra il Besòs e il Llobregat. Barcelona bordes irregulares [foto][testo] è un reportage di Rosario Kuri (2012) che propone un percorso aleatorio tra le periferie, rompendo l'ordine della cartolina ed esprimendo la diversità di paesaggi e persone che conformano la città. La Rabassada o l'utopia de l'oci burgués [pagina web] è un libro pubblicato da Turiscòpia (2012) sul casinò che c'era a inizio 900 sulla montagna del Tibidabo. Projecte Icària [web][album] è un blog su Poblenou e il suo patrimonio industriale, con una gran quantità di foto di Marta Domínguez Sensada delle zone demolite negli anni 90. Los intelectuales contra el Raval [post nel blog] è un testo brillante di Rodulfo Rufián Roto sulla violenza simbolica dei mass media in occasione dell'apertura della filmoteca del Raval. Los jóvenes del barrio un video del 1982 sul quartiere di Canyelles (Roquetas), da guardare su Youtube. Per finire, un articolo del New Left Review disponibile online, "El modelo español" di Isidro López & Emmanuel Rodríguez [in inglese][in spagnolo], e un testo fondamentale sulla costruzione del mito negativo sul barrio Chino: Chris Ealham (2005) "An imagined geography. Ideology, urban space and protest in the creation of Barcelona's 'Chinatown'", IRSH vol.50, seguito del famoso "Geography of Evil" di Gary MCDONOGH (1987).
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Distruggere e costruire: storia di una fabbrica

06/10/2011 admin 0
Venerdì 7 ottobre alle 19:30, proiezione del documentario Destruir y construir sulla fabbrica di Can Ricart, nel quartiere barcellonese di Poblenou. Can Ricart era un recinto di fabbriche attive a Barcellona da metà ottocento, alla cui construzione avevano collaborato importanti architetti del modernismo catalano. Durante l'euforia immobiliaria degli anni 2000-2008, il Comune aveva favorito la demolizione di una gran parte dei padiglioni, nonostante le proteste e gli studi dettagliati che chiedevano rispetto per il patrimonio industriale. Così come sta succedendo in altre parti della città, di recente è stato reso pubblico che non ci sono soldi per realizzare il "Museo delle lingue" - l'edificio misterioso, romantico e sostenibile che l'architetta Benedetta Tagliabue stava progettando nei padiglioni ancora in piedi.
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Foto di Montjuïc, Barcellona

10/04/2011 admin 0
Quattro foto della montagna di Montjuïc, quando ancora ci viveva gente sopra. Anche se per la storia vi erano solo "baracche", c'è chi ricorda case, titoli di proprietà, strade e numeri civici. Queste foto vengono dalle collezioni private degli ex abitanti del quartiere "Eduardo Aunós" nella Zona Franca. I vecchi "baraccati", quasi tutti andalusi e mursiani appena arrivati, dovettero lasciare le loro case negli anni '20 perché sul monte si celebrasse l'Esposizione Universale; furono riubicati nelle Casas Baratas, ma anche da lì i loro figli e nipoti furono sgomberati a partire dagli anni '90. Il bisogno di terreno ricade di nuovo sulle spalle dei migranti; non importa da quante generazioni siano nella loro "terra d'accoglienza".
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La città orizzontale: i quartieri di “Cases Barates” a Barcellona

13/09/2010 admin 0
Dal 2008 il nostro gruppo di ricerca sta lavorando sul quartiere di Casas Baratas de Bon Pastor, nella periferia nord di Barcellona. È un barrio particolare: oltre 600 "case minime" ad un piano, ognuna dipinta di un colore diverso, circondate da fabbriche e magazzini, sulla riva del fiume Besós. Costruite nel 1929 in aperta campagna, per alloggiare operai migranti (“mursiani e della FAI”, venivano chiamati all'epoca), oggi è uno spazio urbano più simile ad un paese che a un quartiere di una metropoli occidentale. Un progetto del Comune di Barcellona, propietario di tutte le case, prevede la “remodelaciòn” della zona, attraverso la demolizione integrale di tutte le case: le prime 145 sono state abbattute nel 2007, poco prima di cominciare le nostre ricerche sul quartiere. Gli abitanti del quartiere soffrono di una serie di “patologie sociali” che accompagnano la demolizione fisica delle case: le reti sociali (vicini, parenti...) stanno soffrendo le conseguenze della trasformazione urbanistica, e il paesaggio umano del quartiere si sta trasformando forse anche più velocemente del paesaggio urbano.