Antropologia in azione

E. Said che tira una pietra contro soldati israeliani

Una serie de link e articoli per riflettere sulle modalità che assume l’antropologia quando si propone di entrare in azione, cioè di uscire da un'(impossibile) osservazione “pura” ed intervenire esplicitamente sul campo di studio. Negli anni settanta in Italia si parlava di “ricerca-intervento“, che traduceva l’espressione inglese “action research”. Varie esperienze di quell’epoca hanno avuto una continuità fino ad oggi, come ad esempio l’“inchiesta operaia” (in spagnolo tradotta come encuesta obrera) autogestita e portata avanti da attivisti o dagli stessi protagonisti dei conflitti sociali. Mentre il campo dell’“antropologia aplicada” (applied anthropology) è stato colonizzato dalle ONG e dai progetti di sviluppo, spesso controllati e finanziati dai governi, dentro i movimenti sono stati elaborati altri modi di produzione del sapere. A Barcellona nel 2004 c’è stato un incontro (all’Ateneu de Nou Barris) dal titolo “Investigazione“, dal quale è uscito il libro collettivo Recerca activista i moviments socials (El Viejo Topo, 2005). Tra gli altri, vi aveva collaborato l’antropologo Jeff Juris. In USA nell’ambito accademico si sta discutendo molto su quella che viene chiamata “public anthropology” (si veda l’articolo di Robert Borofsky e la sezione Public Anthropology Review della rivista American Anthropologist). Anche interessante è la prospettiva della “collaborative anthropology“, (vedere l’articolo di Joanne Rappaport) che si propone la rottura della produzione individuale di sapere dell’etnografo; anche se pare che negli ultimi anni questa prospettiva si è concentrata fondamentalmente sulla lettura e scrittura di blogs… Per tornare al punto: due libri su antropologia e anarchismo,

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